Spazio eQuilibrio e Psicologia del Benessere

Il nuovo servizio Spazio eQuilibrio offre anche la lettura di articoli sulla Psicologia del Benessere, che possono dare spunti di riflessione per affrontare la vita col sorriso e superare momentanee situazioni di difficoltà. Buona lettura!

 

domande

 

Una Brevissima Introduzione alla Psicologia del Benessere

Fino a qualche tempo fa era credenza comune che coloro che si rivolgevano a uno psicologo avessero dei problemi oscuri, poco definiti e probabilmente molto difficili da risolvere. Era altrettanto comune che, salvo in certi ambienti particolarmente sofisticati o chic, chi si rivolgeva a uno psicologo non tendesse a comunicarlo agli altri, come se fosse qualcosa di cui vergognarsi o avere paura.

Al giorno d’oggi tali credenze sembrano essere superate: per esempio, i ragazzi in età adolescenziale non si fanno particolari problemi a dire di andare da un professionista per parlare delle proprie difficoltà. Nonostante questi progressi, è tuttavia evidente che permane la credenza comune che lo psicologo sia una figura che si occupa del lato patologico della mente. Questa credenza non è certamente infondata, molte persone infatti si rivolgono agli psicologi perché non stanno bene.

Tuttavia, ci si può interrogare se l’aspetto patologico del mentale sia o meno l’oggetto proprio di studio della psicologia. A questa domanda, intorno al 1999, lo psicologo americano Martin Seligman ha risposto negativamente sostenendo che l’essere umano va considerato anche per i suoi aspetti positivi e i suoi punti di forza. In questo senso, si può parlare di una psicologia positiva o del benessere, definibile come un’impresa scientifica volta a capire come le persone possano migliorare la propria visione della vita e le proprie prospettive.

Dunque, con l’avvento di questa branca della psicologia, cominciano a comparire nel vocabolario scientifico termini quali felicità, benessere soggettivo, ottimismo e positività e interrogativi di ricerca e applicativi quali:

- Quale è il rapporto tra ricchezza materiale e benessere percepito o ottimismo personale?

- Cosa è la felicità dal punto di vista personale? Ne esiste un solo tipo o diversi?

- Quale è il collegamento tra autostima e benessere soggettivo?

- Come migliorare le proprie competenze per la vita (life skills) ovvero quelle capacità innate o acquisite che ci permettono di affrontare i problemi di ogni giorno?

- E’ possibile sviluppare dei test validi ed empiricamente adeguati in grado di misurare entità quali la felicità o la positività?

- Quale é la relazione tra soddisfazione personale nell’ambito lavorativo e soddisfazione personale nella vita extra-lavorativa?

Da questi esempi di domande risulta chiaro come la psicologia positiva sia un’area molto feconda, cosa che suona come una riprova del fatto che ciò di cui si occupano gli psicologi non è solo “il lato oscuro.” In fondo, tutte le imprese scientifiche mirano (o dovrebbero mirare) al continuo miglioramento delle persone e la psicologia non pare fare eccezione.

Perciò, non sembra esserci alcuna controindicazione a rivolgersi a un esperto del me tale al fine di comprendere come sviluppare le proprie potenzialità in modo fruttuoso. Nonostante tutto, essendo una disciplina ancora giovane, la psicologia positiva non è immune da critiche: tra le varie, quella più ricorrente è che essa supporti una concezione individualista dell’uomo. In questo senso, una delle sfide che gli psicologi del benessere devono affrontare è aiutare le persone a trovare un’armonia tra le aspirazioni e i bisogni singolari e le esigenze della collettività in cui esse vivono.

Articolo del dott. Giuseppe Lo Dico